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Il mondo è profondamente cambiato negli ultimi decenni, sia da un punto di vista storico che sociale. La scuola, attraverso tutti i suoi ruoli, ha iniziato a presentare bisogni nuovi e a rivolgere a figure professionali che con essa e in essa collaborano, istanze diverse, rispetto a quelle di un tempo. In particolare si chiede oggi agli psicologi scolastici di essere in grado di riconoscere alcuni fenomeni sociali complessi e capaci d’intervenire, in modo utile ed efficace, in certi processi che la riguardano e coinvolgono i suoi protagonisti, in primis, ragazzi/studenti e adulti/docenti, ma sempre più anche adulti/genitori. Per tali ragioni abbiamo registrato, in questi anni, una maggiore richiesta di psicologi in ambito scolastico. Da qui la necessità di una formazione sempre più specialistica ed innovativa dedicata a queste precise figure professionali che divengono dei veri e propri consulenti per la scuola.
Questo testo, a partire da un preciso paradigma, mettendolo a confronto con altri, superando la guerra tra paradigmi, tocca diversi temi che si possono incontrare nei diversi contesti scolastici, e di volta in volta, mette a fuoco qual è l’oggetto di studio d’interesse e quindi quali teorie sono da preferire in vista del raggiungimento di precisi obiettivi, esplicitando i metodi. Ciò non significa assumere una posizione eclettica, piuttosto plurima dal punto di vista dei modelli e pragmatica nei suoi risvolti operativi. Si condivide qui una concezione del pragmatismo riscontrabile nella corrente europea non in quella americana. I diversi approcci sono tutti finalizzati a favorire le interazioni scolastiche e promuovere il benessere nelle relazioni al suo interno, prendendo distanza da percorsi che seguono un’ottica psicoeducativa, didattico-differenziale e diagnostico-patologizzante e cercando piuttosto di riconoscere le differenze individuali valorizzandole.
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