De Bertolini Claudio, Rupolo Giampiero - Psicologia Medica


De Bertolini Claudio, Rupolo Giampiero - Psicologia Medica

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L'Opera:

La Psicologia Medica (o Psichiatria di Collegamento, nome di uso più frequente in medicina), è una nuova branca della psichiatria che si pone come interfaccia fra 1o psichico e il somatico con l’obiettivo di riversare nell’ambito medico tutte quelle conoscenze teoriche e cliniche raccolte sulla persona ammalata, sulle sue reazioni all’evento patologico, sui rapporti eziologici fra psiche e disturbo organico, sulla relazione Medico-Paziente, allo scopo di riportare al centro della medicina non la lesione anatomica, ma il malato nella sua complessità biologica, psicologica e sociale e nella sua relazione con il Medico.

Questo implica però un più ampio approfondimento non solo clinico, ma anche metodologico ed epistemologico. La Psicologia Medica infatti, pur avendo una sua clinica, non si pone come una nuova specializzazione, e ancor meno come un insieme di nuove tecniche, ma piuttosto come una nuova prospettiva: in questo senso è soprattutto un nuovo modo di vedere, un nuovo paradigma che vivifica tutta la medicina nei suoi vari momenti e nelle sue varie funzioni. Numerosi sono i punti di incontro con altre branche, ad esempio con l’epidemiologia, per quantificare i bisogni psicologici dei pazienti e con la medicina preventiva, allorché è necessario informare la popolazione sul rapporto fra determinati comportamenti e alcune patologie e soprattutto quando è necessario indurre cambiamenti in abitudini radicate. Ma altresì nelle patologie cardiovascolari, nell’oncologia, nella traumatologia, per citare solo alcune delle patologie più gravi, importanti miglioramenti si sono avuti col riequilibrio delle diete, con la riduzione dell’uso di sostanze nocive, con l’assunzione di modelli esistenziali più adeguati. Più recentemente, nell’infezione da virus HIV, è emerso come il seguire alcune regole comportamentali è l’arma più efficace di cui disponiamo per limitare la diffusione del contagio.

È però nell'ambito clinico-terapeutico che il rapporto Psichiatria e Medicina ha dato i suoi frutti migliori. La prospettiva biopsicosociale si è allargata a tutti i pazienti e sempre maggior importanza hanno assunto i vissuti psicologici, l’adattamento alla malattia, la qualità della vita. La Psichiatria di Collegamento cerca insomma di “dare al medico delle informazioni sufficienti a fargli comprendere

il suo malato in quanto persona umana sofferente di una malattia in modo che possa curarlo secondo i dati scientifici abituali, ma tenendo anche conto degli aspetti psicologici” (Schneider).

In verità questi aspetti (empatia, suggestione, effetto placebo) sono sempre stati conosciuti e utilizzati ma lo sviluppo scientifico della medicina non era riuscito ad inserirli nel corpo dottrinale, per cui, da un lato, nel momento teorico, venivano visti con un certo sospetto, per poi essere recuperati nel momento clinicopratico, all’interno di una non meglio specificata “arte terapeutica – umanità del medico - buon senso”. La Psicologia Medica tenta invece di riportare questi aspetti nell’ambito teorico della medicina e della specifica formazione del medico così da metterlo in condizione “di riconoscere la posizione del tutto eccezionale che occupa dal punto di vista psicologico e di riconoscere le proprie implicazioni affettive in modo che possa usare il rapporto col paziente nella maniera più possibile corretta e consapevole possibile” (Jeammet). Balint, riprendendo il detto ippocratico, aveva osservato che è il medico stesso la prima e la più importante medicina per gli aspetti psicologici della malattia; la Psicologia Medica tenta di aiutarlo a migliorare questa medicina, a fargliene conoscere le indicazioni, le dosi, le controindicazioni e, quando ve ne siano, gli effetti collaterali. E, al contempo, cerca di aiutarlo a non ammalarsi di medicina, a conservare una corta freschezza emotiva.

 

Gli Autori:

Claudio De Bertolini: Medico, specialista in Psichiatria, lavora presso la Clinica Psichiatrica dell’Università di Padova. Attualmente è Professore Associato di Igiene Mentale e responsabile del Servizio di Psicologia Medica del Policlinico Universitario Padovano.

Giampietro Rupolo: specialista in Anestesia e Rianimazione e in Psichiatria, lavora presso la Clinica Psichiatrica dell’Università di Padova. Attualmente è Aiuto responsabile del Servizio di Diagnosi e Cura e Docente di Psicologia Medica nelle Scuole di Specializzazione della Facoltà di Medicina dell’Università di Padova.

 

 

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